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Non riesco a dormire, questa notte non ho guardato le stelle.

Sullo sfondo si sentono ancora le cicale parlare e io non posso fare a meno di rimanere fermo e in attesa sotto il sole. Dormono tutti tranne i mestieri, l’odore di brioche accompagna i pochi pescatori che escono in barca dal piccolo porto.

L’isola è bianca, quasi innocente.

Il sole inizia a brillare sull’intonaco dei muri, riflette ombre che si muovono a indicarti l’ora, è quasi giorno. Incontro una donna, sta ricamando la sua alba, astratta. In mente ho ancora quel motivo stampato sulle lenzuola, geometrie su fondo bianco. Stesse geometrie, mutevoli, disegnano la manica, tasche e interrompono il gioco sul fondo. Cotoni microforati dove disegnare mappature. Sentieri sicuri dove giocare a mosca cieca. Il quadrato è protezione, tetto e nucleo. Significa stabilità, spazio, tempo.

Sete, salsedine sulla pelle, morbidi voile di cotone illustrati fanno compagnia. Ricordo le sue grandi camicie che i motivi apparivano ingigantiti. Quelli classici delle cravatte diventano pattern persino più grandi. Colli levigati dalle onde, le camicie si allungano per diventare talvolta abito.

Ci sono tende fatte di reti per i vicoli del paese. Al tatto è jacquard. Leggeri fili di cotone mélange tramano veloci come schiuma di mare al passaggio di un imbarcazione. Bilanciamento cromatico, fotogramma contrastato. Una palette colori assonnata, satura i colori che brillano a mezzogiorno, messa a fuoco. Celeste, rosa pallido, rosso galleggiante, arancio, ciano

Un nuovo Rebus ci accoglie in casa, un racconto surreale, di un onda rosa che diventa nuvola in un pezzo di cielo circoscritto, di una falena che aspetta la notte. L’immagine di  Magritte, la porta socchiusa si affaccia sul cielo. Poi Mirò e i suoi colori, è tutto così strano.

Una scala porta al mare, posidonia multicolor mette radici sulla sabbia, vorrei essere alga.

Il foulard, accessorio must della collezione, sintesi del racconto.
Grafiche dove perdersi, interpretare, ritrovarsi, sentirsi a casa.


I cannot sleep tonight; I did not watch the stars.

You can hear the cicadas still talking far away and I am standing still under the sun. All are asleep aside from the artisans; the smell of pastries follows through behind the few fishermen who come by boats from the small harbor.

The island is white, almost innocent.

The sun starts to shine on the plaster of walls, it is reflecting shadows that show you the exact time, it is almost morning. A woman is embroidering a sunrise, abstract. I clearly remember that pattern on my bed sheets, black shapes on a white background. The same geometric shapes are now drawn on shirt sleeves and pockets interrupting the background. Micro perforated cottons take on the maps I draw. Safe paths where to play blindman’s bluff; the square is protection, roof and core. It means stability, space, and time.

I am thirsty, the feel of salt on the skin, illustrated soft cotton keeps company. I remember his big shirts and its pattern looks bigger.  Classic pattern of ties became even larger. Collars are smoothened by waves, the shirts are getting longer to become sometimes clothes.

There are curtains made by nets through the narrow streets of the village. At touch they are jacquard. Mélange lightweight cotton threads plot fast as sea foam to the passage of a boat. Color balance, harsh frames. A color palette muted, saturated colors that shine at midday, focus. Sky blue, pale pink, red float, orange, cyan.

A new Rebus welcomes us into a house, a surreal tale of a wave that becomes a pink cloud into a piece of circumscribed sky, a moth waits for the night. A picture of a Magritte, that half-open door facing the sky. Then Miró and its colors, it’s all so strange.

A staircase leads to the sea, multicolor sea grass takes root in the sand, I would be like a seaweed.

The scarf, accessory must-have of the collection, is the synthesis of this story.
Graphics into get lost, interpreting, finding themselves, to feel at home.

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